Credito pro capite, utilissimo per i lavoratori ma in pochi lo conoscono: a cosa serve

Il credito pro capite è una grande opportunità per i lavoratori, anche se in pochi lo conoscono e sanno come ottenerlo.

Questa tipologia di credito può cambiare oggettivamente il peso della busta paga e, quindi, non solo il lordo per il lavoratore ma anche il netto che arriva a fine mese. Una questione importante, che a molti sfugge e che può di fatto modificare totalmente l’approccio al lavoro.

A cosa serve il credito pro capite
Il credito pro capite può rendere le buste paga più pesanti per i lavoratori (Foto Web365Srl – meltyfan.it)

Un’opportunità di cui tutti devono comprendere il valore, come utilizzarla e a cosa serve per non perdere benefici che sono attuabili dai lavoratori e che possono veramente fare la differenza sul piano finanziario familiare, soprattutto nel contesto economico attuale.

Credito pro capite e buste paga più pesanti per i lavoratori: come funziona

I lavoratori devono controllare in busta paga quello che viene definito credito pro capite. Il quale può essere un ottimo incentivo di welfare aziendale per tutti. Una notizia interessante che porterà ben 900 euro annui, ovvero 80 euro al mese. Questi si andranno ad aggiungere all’imponibile in busta paga.

Cosa bisogna sapere sul reddito pro capite
Come funziona il credito pro capite (Foto Canva – meltyfan.it)

Quando si parla di welfare aziendale si fa riferimento ai benefici connessi alla vita e che hanno diretto legame proprio con la questione economica. Possono essere viaggi, formazione, supporto economico e mezzi pubblici. Si va dai classici e diffusi buoni di acquisto del carburante a quelli innovativi che rientrano nei fringe benefit e che spettano nella misura di 1000 euro ai dipendenti senza figli e 2000 euro alle famiglie con figli a carico.

Il valore del credito pro capite nel 2023 è stato considerato nella misura di 100 euro al mese. Il 20% non è stato utilizzato. Il welfare in busta paga viene definito dall’articolo 51 del TUIR e riguarda quei vantaggi che sono aggiuntivi rispetto al reddito imponibile e che sono esenti da tasse e contributi. Quindi, vengono fruiti liberamente dal contribuente. Ogni lavoratore gode di un piano di welfare aziendale, i calcoli per questo sono stimati appunto a poco più di 900 euro. Ovvero un beneficio netto di 80 euro circa mensili.

Secondo quanto stimato, il 54% dei dipendenti può ottenere fino a 500 euro, il 19% di essi fino a 1000 euro; il 16% fino a 2000 euro; il 6% entro i 3000 euro e il 5% addirittura oltre i 3000 euro annui. Tra i benefici più utilizzati c’è sicuramente il buono pasto. Ossia il tipico incentivo che viene impiegato per acquistare prodotti al supermercato o nei luoghi che aderiscono all’agevolazione per comprare beni alimentari. La busta paga sarà quindi più corposa per tutti, in base ovviamente alla propria condizione.

Di conseguenza, risulterà maggiore per chi ha un coniuge e figli a carico, ma in generale sicuramente migliore rispetto agli anni precedenti. Guardando ai settori spicca quello relativo ai servizi finanziari, che ha ottenuto una media di 1683 euro; ultimo quello manifatturiero con 693 euro. Rientrano nei benefici i contributi previdenziali e sanitari, erogazioni liberali per festività e ricorrenze, valore dei beni ceduti e servizi (fringe benefit), prestazioni di servizio collettivo, opere e servizi riconosciuti dal datore di lavoro, azioni offerte ai dipendenti.

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